Confcommercio, in 10 anni circa 62mila negozi in meno

Inserito il 25/02/2018

In 10 anni sono circa 62mila i negozi in meno (-10,9%). Lo ha reso noto la Confcommercio nel rapporto “Demografia d’impresa nei centri storici italiani”, il quale ha evidenziato in particolare che dal 2008 a oggi i negozi nei centri storici delle principali città italiane sono diminuiti dell’11,9%, mentre sono cresciuti il commercio ambulante (+8,7%) e, soprattutto, alberghi, ristoranti e bar (+17%).

Dal rapporto, che analizza la situazione di 120 città, emerge che dal 2015 l’andamento in picchiata della presenza dei negozi nei centri storici è molto rallentato e, per alcune categorie, ha invertito la rotta. In particolare, a soffrire di più sono stati librerie, negozi di giocattoli, abbigliamento e scarpe, in molti casi dirottati sui grandi centri commerciali, mentre le cose vanno bene in particolare per computer e telefonia e farmacie. La scelta di abbandonare i centri storici è determinata soprattutto dagli alti canoni di locazione che inducono i commercianti a spostarsi verso le periferie.

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha detto: “Meno tasse e più incentivi per le imprese che hanno una attività commerciale o vogliono crearne una nelle città”. E ha indicato due soluzioni: “Una cedolare secca sulle locazioni commerciali e una local tax che comprenda Imu, Tasi e Tari, totalmente deducibile”.

Il rapporto ha poi evidenziato lo sviluppo del web. Nel 2017 è stato stimato che il 71% delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha un sito web, valore al di sotto della media Ue (77%), ma in crescita di 11 punti rispetto al 2010. La quota di imprese che vendono via web i propri prodotti è stata del 10%, contro il 16% dell’Ue.

In generale, in 10 anni sono circa 62mila i negozi in meno (-10,9%), 39mila bar-ristoranti-hotel in più e una grande crescita delle imprese commerciali registrate da titolari stranieri (+26,2%) a fronte di un calo del 3,6% di quelli italiani.

Dal 2008 al 2017 è cresciuto il commercio ambulante soprattutto nei centri storici e al sud. Se nei centri storici il commercio ambulante è aumentato dell’8,7%, nelle periferie è calato del 7,6%.

Il divario cresce confrontando il Sud con il Centro Nord: nei centri storici delle città meridionali l’aumento è stato del 25,9% (-8,6% nelle periferie), mentre al centro nord è stato registrato un calo del 3,3% nei centri storici e un calo del 6,9% nelle periferie.

Confcommercio ha evidenziato inoltre un meccanismo di sostituzione tra i negozi fissi e l’ambulantato, che se nel nord è un processo ordinato, al sud è straordinariamente concentrato, soprattutto in quattro città: Palermo, Catania, Olbia, Foggia.